Sexting: intimità digitale o nuova zona grigia delle relazioni?
Relazioni Online20 Gennaio 20258 min di lettura

Sexting: intimità digitale o nuova zona grigia delle relazioni?

Il sexting non è un comportamento marginale, né una semplice "deriva digitale". È uno dei luoghi in cui oggi si giocano intimità, potere, desiderio e identità. La domanda non è se il sexting sia "giusto" o "sbagliato", ma cosa ci dice delle relazioni nell'era degli schermi.

Il sexting non è un comportamento marginale, né una semplice "deriva digitale". È uno dei luoghi in cui oggi si giocano intimità, potere, desiderio e identità. La domanda non è se il sexting sia "giusto" o "sbagliato". La domanda è: cosa ci dice delle relazioni nell'era degli schermi? Il sexting, in due parole, è l'invio di testi o immagini sessualmente esplicite tramite Internet o telefono cellulare.

Negli adolescenti e nei giovani adulti, il sexting può essere un gesto di esplorazione: un modo per sperimentare la propria sessualità, per comunicare vicinanza, per sentirsi desiderati. In alcuni casi rafforza l'intimità, soprattutto quando la relazione è mediata dalla distanza. In altri, però, diventa una risposta a pressioni sottili, spesso invisibili: la paura di deludere, di perdere l'altro, di non essere abbastanza, ed è qui che la questione diventa pericolosa e getta le basi per possibili delusioni, fino ad evolvere in comportamenti illegali e talvolta in esiti tragici.

La questione del consenso è, nel caso del sexting, di primaria importanza. Nel digitale, infatti, il consenso non è sempre un "sì" chiaro. A volte è un sì detto per non perdere, più che per desiderio, per farsi accettare più che vivere un'emozione. L'ambiente digitale amplifica tutto questo. Le immagini parlano più delle parole, la velocità riduce lo spazio della riflessione e l'aspettativa di risposta immediata trasforma il silenzio in ansia. Il sexting, in questo scenario, può diventare uno strumento per ottenere conferme sull'immagine corporea e sul proprio valore relazionale, soprattutto in una cultura dominata dal confronto continuo, all'interno della quale si accettano davvero poche eccezioni ai comportamenti che assumono le sembianze dei più vecchi riti d'iniziazione, e che come quelli conducono allo sbarramento gruppale del "dentro o fuori", del "o sei con noi o contro di noi", del "se non lo fai, non esisti".

Il sexting, come anticipato, non è né giusto né sbagliato: semplicemente è un comportamento che coinvolge più o meno giovani. È una nuova modalità che sta diventando sempre più stabile nelle relazioni digitali. Per capirne la portata, ci affidiamo ai dati di Federprivacy (www.federprivacy.org), secondo cui il sexting attualmente coinvolge il 55% delle ragazze e il 52% dei ragazzi tra i 13 e i 19 anni, i quali ammettono di inviare al partner contenuti intimi. Tra i più grandi (17-19), si arriva anche al 775% e fino all'80% considerando solo le ragazze.

Questi dati impongono delle riflessioni, non sul perché questo comportamento avvenga, quanto sul come prevenirne gli esiti più distruttivi che arrivano da ulteriori comportamenti che sfruttano il sexting e la fiducia riposta nel partner, basti pensare ai dolorosi casi di Larimar Annaloro e Tiziana Cantone. Dobbiamo ragionare su questi temi, perché solo rimanendo critici ed evitando gli apriorismi che allontanano da riflessioni ponderate, possiamo pensare di comprendere comportamenti nuovi, che si modellano sulla cultura che viene frequentata dagli individui.

Il problema emerge quando l'intimità perde il controllo, quando la condivisione non consensuale, il revenge porn, l'uso dei contenuti come arma relazionale, segna il passaggio da esperienza esplorativa a esperienza traumatica. L'insufficienza emotiva di chi agisce il revenge porn è uno dei temi da affrontare, comprendere quali siano gli strumenti cognitivi da implementare, quali le azioni educative da intraprendere, quali i costrutti da eradicare. In questi casi, il danno non è solo reputazionale: riguarda la fiducia, il senso di sicurezza, il modo in cui una persona si percepisce nelle relazioni future.

Ridurre il sexting a un comportamento "da evitare" è una scorciatoia rassicurante, ma inefficace. La vera questione è educare allo sguardo: sul proprio corpo, sull'altro, sui confini, sul significato del consenso quando la relazione passa da uno schermo.

In controluce...

Parlare di sexting non è solo parlare di come stiamo imparando a essere intimi nell'ambiente digitale che, nel bene e nel male, rende tutto facilmente condivisibile. È soprattutto affrontare la sfida più grande, educare alla consapevolezza, proteggere i più giovani attraverso la comprensione di chi, per esperienza e maturità, riesce ad intravedere i rischi. Significa costruire un ambiente culturale in cui ogni scelta sia ponderata e il consenso non sia mai una concessione ma un diritto. È necessario elaborare una "cultura digitale" che sia operativa, pronta, che attivi immediatamente una rete informativa e formativa prima, e supportiva poi, per ridurre l'isolamento e restituire dignità. Perché è proprio l'isolamento a determinare l'angoscia, è proprio l'isolamento a coniugarsi con atti estremi. Il futuro che raccontiamo non è quello che costruiamo. Non per tutti, almeno.

Nota: Questo articolo ha finalità esclusivamente divulgative ed educative.

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