Doomscrolling: perché continuiamo a scorrere notizie negative
Nuove Dipendenze10 Gennaio 20257 min di lettura

Doomscrolling: perché continuiamo a scorrere notizie negative

Scorrere compulsivamente notizie negative, soprattutto prima di dormire, è un comportamento sempre più diffuso. Si chiama doomscrolling. Perché il nostro cervello è attratto dalle cattive notizie?

È mezzanotte. Dovresti dormire. Invece sei lì, con il telefono in mano, a scorrere notizie su catastrofi climatiche, crisi politiche, conflitti internazionali, scandali, tragedie. Sai che ti fa stare male. Sai che non stai imparando nulla di utile. Eppure non riesci a smettere. Questo comportamento ha un nome: doomscrolling. Ed è diventato uno dei fenomeni psicologici più diffusi dell'era digitale.

Cos'è il doomscrolling

Il termine "doomscrolling" (o "doomsurfing") descrive l'abitudine di consumare compulsivamente notizie negative online, anche quando questo consumo genera ansia, tristezza o senso di impotenza. Il prefisso "doom" (destino funesto, rovina) cattura bene la qualità emotiva dell'esperienza: non è solo leggere notizie, è immergersi in un flusso di contenuti che alimenta una visione cupa del mondo.

Il fenomeno non è nuovo, ma è esploso durante la pandemia di COVID-19, quando l'incertezza globale ha spinto milioni di persone a cercare informazioni in modo compulsivo. Da allora, il termine è entrato nel vocabolario comune e il comportamento è rimasto, alimentato da un flusso continuo di crisi reali e percepite.

Il doomscrolling avviene spesso in momenti di transizione o di vulnerabilità: prima di dormire, appena svegli, nei momenti di noia o di ansia. È come se la mente, in cerca di qualcosa a cui aggrapparsi, trovasse nelle notizie negative una forma paradossale di controllo: se so cosa sta andando male, forse posso prepararmi.

La psicologia dietro il doomscrolling

Per capire il doomscrolling bisogna capire come funziona il cervello umano di fronte alle minacce. Il nostro sistema nervoso è evolutivamente programmato per prestare attenzione alle informazioni negative. In un ambiente ancestrale, ignorare un segnale di pericolo poteva costare la vita. Prestare attenzione alle minacce era adattivo.

Questo bias verso il negativo, che gli psicologi chiamano "negativity bias", è ancora attivo nel cervello contemporaneo. Le notizie negative catturano la nostra attenzione più di quelle positive. Le ricordiamo meglio. Le elaboriamo più a lungo. E i media, che competono per la nostra attenzione, lo sanno benissimo.

Ma c'è di più. Il doomscrolling attiva anche il sistema di ricerca della certezza. Di fronte all'incertezza, il cervello cerca informazioni per ridurla. Il problema è che le notizie negative raramente offrono certezza: offrono nuove domande, nuove preoccupazioni, nuovi scenari da considerare. Così il ciclo si autoalimenta: più si cerca, più si trova materiale per preoccuparsi, più si cerca.

C'è anche una componente di controllo illusorio. Leggere notizie su una crisi dà la sensazione di "fare qualcosa", di essere informati, di non essere colti di sorpresa. Anche se questa sensazione è illusoria, è psicologicamente rassicurante nel breve termine.

Infine, il design delle piattaforme amplifica tutto questo. Lo scroll infinito, le notifiche, gli algoritmi che mostrano contenuti sempre più coinvolgenti (e spesso più allarmanti) sono progettati per massimizzare il tempo trascorso sulla piattaforma. Il doomscrolling non è solo una debolezza individuale: è il risultato prevedibile di un sistema progettato per catturare la nostra attenzione a tutti i costi.

Gli effetti sulla salute mentale

Il doomscrolling ha effetti documentati sulla salute mentale. La ricerca mostra correlazioni con aumento dell'ansia, peggioramento dell'umore, disturbi del sonno e senso di impotenza.

L'esposizione prolungata a notizie negative può portare a quello che i ricercatori chiamano "vicarious traumatization" o trauma vicario: una forma di stress post-traumatico che si sviluppa non attraverso l'esperienza diretta di un evento traumatico, ma attraverso l'esposizione ripetuta a contenuti traumatici.

Il doomscrolling prima di dormire può essere particolarmente dannoso. Attiva il sistema nervoso simpatico (la risposta "combatti o fuggi"), aumenta i livelli di cortisolo e rende difficile il rilassamento necessario per addormentarsi. Il risultato è un sonno più frammentato e meno ristoratore.

Nel lungo periodo, il doomscrolling può contribuire a una visione distorta del mondo. Se il flusso di informazioni che consumiamo è dominato da notizie negative, la nostra percezione della realtà si distorce: il mondo sembra più pericoloso, più ingiusto, più caotico di quanto non sia effettivamente. Questo può alimentare ansia cronica, cinismo e senso di impotenza.

Come uscire dal ciclo

La prima cosa da fare è riconoscere il comportamento. Il doomscrolling spesso avviene in modo automatico, quasi inconscio. Portarlo alla consapevolezza è il primo passo per poterlo modificare.

Stabilire dei limiti di tempo e di contesto può aiutare. Decidere di informarsi solo in certi momenti della giornata, e non nelle ore prima di dormire, riduce l'esposizione nei momenti di maggiore vulnerabilità.

È utile anche diversificare le fonti di informazione e includere consapevolmente contenuti positivi o costruttivi. Non si tratta di ignorare la realtà, ma di avere una visione più equilibrata.

Quando si sente l'impulso di scorrere, può aiutare chiedersi: "Cosa sto cercando? Cosa spero di trovare?" Spesso la risposta rivela un bisogno sottostante, di connessione, di controllo, di rassicurazione, che può essere soddisfatto in modo più efficace.

Se il doomscrolling è associato a livelli elevati di ansia o a difficoltà nel sonno, può essere utile parlarne con un professionista. Non è un problema di forza di volontà: è un comportamento che risponde a bisogni psicologici reali, e capire questi bisogni è il modo più efficace per modificare il comportamento.

In controluce...

Il doomscrolling è uno specchio della nostra epoca: un'epoca di incertezza, di sovraccarico informativo, di sistemi progettati per catturare la nostra attenzione a tutti i costi. Non è una debolezza individuale, è una risposta comprensibile a un ambiente che sfrutta i nostri meccanismi evolutivi. Ma comprenderlo non significa accettarlo passivamente. Possiamo imparare a riconoscere il ciclo, a interromperlo, a scegliere consapevolmente come e quando informarci. Perché essere informati è importante, ma non a qualsiasi costo per la nostra salute mentale.

Nota: Questo articolo ha finalità esclusivamente divulgative ed educative.

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